RECENSIONE DI CAROL

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Carol di Todd Haynes con Cate Blanchett, Rooney Mara, Sarah Paulson, Kyle Chandler Durata 118 min. Stati Uniti 5 gennaio 2016 Nominato a 6 Premi Oscar 2016

Adattamento cinematografico del libro “The price of salt” di Patricia Highsmith, autrice costretta a pubblicare l’opera con uno pseudonimo per non incorrere nelle reazioni del pubblico, Carol  affronta il disagio del vivere in una società estremamente conservatrice e omofoba. Ambientato a New York nel 1952, e’ la storia di due donne all’apparenza lontane, ma legate da un amore che stravolgerà le loro vite.

Le due protagoniste, una l’opposto dell’altra, sembrano in qualche modo completarsi. E’ proprio questa netta diversità scelta da Todd Haynes che permette allo spettatore di vedere due facce della stessa medaglia. Colei che più di tutti evolve nel corso degli eventi è Therese. A partire dall’incontro con Carol, inizia a inseguire la propria felicità smettendo di adeguarsi ai desideri altrui. Inizia a prendere decisioni e ne affronta senza timore le conseguenze. Scopre la propria sessualità e abbatte quel muro di fragilità che le impediva di vivere. Inizialmente insoddisfatta e vuota, arriva a spingersi oltre  quelli che pensava fossero i suoi limiti fino a diventare un’ambiziosa giovane donna. Scopre l’amore e si afferma come fotografa, sogno coltivato da tempo. Carol, al contrario, appare sin dal primo istante forte e consapevole. Più avanti, mette a prova questo suo lato combattivo affrontando  il divorzio con il marito Harge e la lotta per l’affidamento della figlia. Lui, ancora follemente innamorato della moglie, ricorre a ricatti e infamie pur di riaverla,  disposto persino a impedirle di vedere la bambina. Per ottenere l’affidamento completo raccoglie prove che condannano la moglie come omosessuale. Infatti in un mondo ipocrita, sempre pronto a giudicare, l’amore tra Carol e Therese era considerato malato e immorale.  Carol inizialmente subisce questa mentalità e si fa curare per quella  grave malattia che sembra essere l’amore per qualcuno del proprio sesso, ma presto esplode. La disputa si conclude nell’istante in cui lei, per sua figlia e per se stessa, rinuncia all’affidamento patteggiando per delle visite controllate. In quell’istante Harge apre gli occhi e comprende che se la ama la deve lasciar andare.

Il regista, dichiarato omosessuale, affronta con la più totale libertà di espressione il tema dell’omosessualità, come oggi è possibile. Ma all’epoca dell’uscita del romanzo, gli anni Cinquanta, quando veniva assolutizzato il valore della famiglia “classica” questo non era consentito. Quella società autoritaria, ma “perdente”, aveva il diritto di condannare un amore lesbico anche se vero e profondo. Tuttavia l’uscita di questo testo fu uno dei passi verso l’educazione alla comprensione e all’accettazione che abbiamo oggi.

Todd Haynes con Carol ha ricercato una perfezione stilistica che qualcuno potrebbe ritenere forzata. L’ambientazione, i costumi di Sandy Powell, la colonna sonora, tutto è impeccabile, raffinato e delicato. Una certa lentezza della narrazione è uno degli aspetti positivi del film perché valorizza la magnifica fotografia e dà un carattere realistico all’insieme. Tuttavia è così tanto incentrato su aspetti tecnici che lo spettatore finisce per non rimanere toccato a livello emotivo. Questa mancata empatia lo rende poco  coinvolgente seppure molto interessante. E’ un film da vedere, ma una volta sola.

Giulia Ancora 5ATM