IL LABIRINTO DELL’ESSERE

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Il labirinto è un simbolo universale, o meglio un complesso simbolico. L’impressione che crea la parola è quella di un groviglio inestricabile di meandri, nei quali è facile smarrirsi; per questo utilizziamo la parola “labirinto” come metafora per indicare situazioni caotiche e problemi anche se il disordine è quasi sempre apparente.

Sin dall’antichità, il labirinto ha assunto un inquieto fascino ed è stato utilizzato nelle opere mitologiche per rappresentare il caos primordiale. Il mito del Minotauro ci racconta che Teseo riuscì a ritrovare l’uscita guidato dal filo di Arianna. Il filo di Arianna esprime la volontà razionale, evidenzia che attenzione e continuità ci porteranno all’uscita.

La psiche umana è infinita, articolata e dislocata in molteplici spazi, proprio come un labirinto; ci basta semplicemente pensare alla forma interna del nostro cervello. Ognuno di noi è un labirinto itinerante che si muove nel labirinto del suo spazio-tempo esistenziale.

Il labirinto che Harry Potter si trova ad affrontare nel torneo “Tre Maghi” si rivela una ricerca del sé e della propria identità. Nel labirinto non possiamo controllare tutto, non riusciamo con tanta semplicità a scovare le giuste scorciatoie, perché al suo interno ci troviamo davanti la paura, il panico, l’incubo, l’insicurezza e tutte le parti inconsce e inesplorate della nostra psiche. E’ facile disorientarsi, cambiare continuamente strada e sentirsi persi, ma questo succede quando ci lasciamo sconvolgere e sopraffare dalle tenebre; allora cadiamo nell’oblio, scordandoci di illuminare con la ragione i nostri sentieri.

Bisogna guardare negli occhi tutto quello che ci spaventa e soprattutto esserne consapevoli; accettare che non possiamo conoscere e controllare tutto ciò che è dentro di noi e questo basterà per aiutarci a capire i nostri limiti e ciò che ci blocca. Il labirinto diventa caos se siamo noi a volerlo, altrimenti può diventare poesia, ispirazione, ingegno, curiosità. “Nel labirinto si incontra sé stessi” scrive Kern, bisogna avere il coraggio di esplorarsi senza alcuna paura.

Anche Lewis Carroll era un grande appassionato di labirinti e ad Alice non vengono risparmiati enigmi e grovigli. “Alice nel paese delle meraviglie” è un libro-labirinto e, quando lei si perde, incontra lo Stregatto che le chiede: “Come credi di fuggire da ciò che è dentro la tua testa?”.

Non si può fuggire, è vero, ma bisogna avere coraggio.

Alessandra Visentini 4^AG